Francesco Audisio

Schede primarie

Francesco Audisio nato a Trino il 23.04.1894 e morto a Trino il 07.01.1945

era un cinquantenne negoziante di stracci, sposato e padre di due figli, svolgeva una silente ma determinata attività antifascista.

Già nei primi mesi del 1944 aveva infatti ricostituito, con Francesco Montaroloe Carlo Bazzacco, la cellula trinese clandestina del Partito Comunista,impegnandosi in prima persona nell’organizzazione di un’azione mirata alla raccolta di fondi per la Resistenza. A tal fine il gruppo coordinato da Audisio,attraverso una capillare e prudente opera di proselitismo tra la popolazione,cercava di ottenere dei “prestiti per la lotta di Liberazione”, rilasciando aisottoscrittori ricevute di azioni da 100, 500 e 1000 lire.

 

Ai primi di settembre 1944, allorché si costituì, sempre clandestinamente, il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) di Trino, Francesco Audisio ne fece subito parte come rappresentante del Partito Comunista. E’ opinione diffusa, e confermata da diverse testimonianze, che Francesco Audisio fosse anche il punto di riferimento ideale di tutto il CLN, tanto da spiegare perché la Brigata Nera braccò proprio lui in quel tragico 7 gennaio 1945.

La causa prossima di questo cruento fatto è da attribuirsi ad un’azione dei partigiani che il giorno prima, 6 gennaio, senza tener conto delle conseguenze, catturarono tre militi della Brigata Nera, li portarono fuori Trino

dove, dopo averli disarmati e spogliati, li lasciarono liberi.

Per dare inizio ad una rappresaglia, il giorno successivo giunsero in città 70 uomini della Brigata Nera Bruno Ponzecchi che rastrellarono circa 30 persone da inviare a Vercelli per essere interrogate. si presentarono, a

seguito di delazione,verso le 17,30 del 7 gennaio 1945 a casa di Francesco Audisio per chiedere allo stesso spiegazioni a proposito di presunte sue responsabilità in ordineall’azione a danno dei fascisti. Non avendolo trovato in casa, lo cercarono presso l’osteria“del Bodo”, in corso Cavour, dove l’Audisio era solito passare,in particolare, le serate festive. Verificata la presenza dell’Audisio, lo stesso fu costretto a seguire i militi fuori dall’osteria e a nulla valsero le insistenze della figlia Ines, sopraggiunta di corsa, per avvicinarsi e parlare al padre, ormai in strada, stretto tra i due brigatisti neri.

Nel breve tempo impiegato dalla figlia per avvisare la madre sull’avvenuta cattura del padre, si consumò il delitto: alcuni colpi di arma da fuoco stroncarono la vita di Francesco Audisio, all’incrocio tra corso Vittorio

Emanuele II (ora corso Italia) e corso Cavour, a non molta distanza dall’osteria “del Bodo”. Erano le ore 18 di domenica 7 gennaio 1945.

I familiari sostennero che il loro congiunto fu anche colpito da una pugnalata al cuore, mentre il referto del medico necroscopo (Luigi Pezzana) parlò unicamente di morte “in causa di ferite di arma da fuoco al torace”.

Non furono permessi i funerali e così il girono dopo, 8 gennaio, Francesco Audisio venne portato al cimitero seguito da un solo sacerdote, senza avere un ultimo saluto nella chiesa parrocchiale.

 

Cit. Franco Crosio e Bruno Ferrarotti

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