Carlo Ignazio Montagnini

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Nacque il 12 maggio 1730 a Trino Monferrato, nella parrocchia di S. Bartolomeo, secondogenito del notaio Giovanni Michele e di Rosa Matilde Caresana di Biamino.

Allievo del Collegio delle Province di Torino, si laureò in utroque iure nell’Università di Torino l’8 giugno 1752 per poi entrare al servizio della Corona sabauda, nell’avvocatura generale presso il Senato. Alla fine del 1754 si portò a Vienna, incaricato dal conte Vittorio Martini Cigala della pratica di successione di alcune proprietà comprese nei domini austriaci di uno zio di questi, il generale Domenico Baloira (per gli interessi del quale scrisse una Dissertatio…, s.l. [ma Vienna] 1755).

Nella città austriaca operò in qualità di assistente del residente sabaudo Luigi Malabaila, conte di Canale, ambasciatore dal 1737 al 1773, e lo sostituì durante i periodi di assenza, durati a volte alcuni mesi, nel 1763-64, 1765, 1767.

In questi anni ebbe rapporti con personaggi di primo piano della vita politica e culturale viennese (a partire dalla cerchia del Canale, attraverso il quale entrò in contatto con Pietro Metastasio): tra di essi, vi furono Gian Rinaldo Carli (dal 1765 a capo del Supremo Consiglio di economia creato a Milano) e Luigi Giusti, referendario del dipartimento d’Italia a Vienna dal 1762 al 1766, con i quali sappiamo che discusse il piano di Carli per il riassetto delle monete e del commercio nello Stato di Milano tra 1764 e 1765. Egli fu inoltre referente, insieme con il Canale, per il re di Polonia Stanislao Augusto Poniatowski, nei momenti in cui questi non disponeva di un inviato presso la corte austriaca.

Nel 1769, anche in seguito alle sue continue richieste di aumento di stipendio e di grado, fu richiamato a Torino per un nuovo impiego: un ruolo di «commis subalterne» alla segreteria agli affari esteri, come ebbe a definirlo l’inviato austriaco a Torino De Ben, uno tra i pochi personaggi coevi che espressero critiche rispetto al M. (Beales - Hochstrasser, p. 273). Fu però invitato a passare, prima del suo rientro in patria, dalla città di Ratisbona, sede della Dieta imperiale, proprio per assumere, come spiegò egli stesso, «quelques connoissances locales concernant la Diète» (Archivio di Stato di Torino, Corte, Lettere ministri, Austria, mazzo 86, 8 luglio 1769). A Ratisbona si fermò alcuni mesi, a conferma del ruolo già assunto quale referente dei Savoia rispetto agli affari riguardanti l’Impero.

Nel 1773 fu designato residente sabaudo presso la Dieta imperiale di Ratisbona: la nomina rappresentò un salto nella carriera, nonostante la sede fosse la meno pagata tra quelle dei residenti, e le presenze di inviati ufficiali risalissero a più di un secolo prima. In previsione del nuovo incarico diplomatico, fu investito del titolo comitale di Mirabello (trasmissibile agli eredi maschi), il 16 apr. 1773. Due giorni dopo gli vennero assegnate le patenti come ministro plenipotenziario presso la Dieta. La nomina del M. coincise con il disegno di Vittorio Amedeo III di riportare in attività alcune giunte costituite dal padre, tra le quali quella «d’Impero» (la Giunta, che aveva avuto una breve attività negli anni Quaranta, non funzionò però effettivamente) e con un moderato avvicinamento della Corona sabauda alla Prussia.

Giunto a Vienna in quello stesso aprile per verificare le reazioni della corte imperiale rispetto al progetto di riattivare la presenza sabauda in Dieta (che sembrarono positive), vi si fermò più di un anno. Si dovette occupare, infatti, della morte del conte di Canale e della sua successione, assumendo in particolare la cura delle carte del diplomatico, e supplì al contempo all’assenza di un inviato ufficiale. Il re provvide quindi a firmare nuove istruzioni, il 9 luglio 1774, e nell’agosto successivo il M. raggiunse finalmente la Dieta.

Venne tuttavia presa la decisione di non accreditare ufficialmente l’inviato, nonostante la missione a Ratisbona avesse suscitato una positiva curiosità, e nonostante le insistenze del M.; alla fine prevalsero così l’indecisione e la prudenza di Vittorio Amedeo III, e il timore che un riconoscimento diretto della corona sabauda all’interno dell’Impero potesse pregiudicare i tentativi di costruirle una posizione indipendente nel consesso degli Stati europei.

Anche per tali motivi il M. si dispose a partire, alla fine del 1777, per accettare un incarico più prestigioso e remunerativo, come inviato all’Aja. A trattenerlo a Ratisbona furono gli eventi legati alla difficile successione alla casa di Baviera, su cui già un anno prima aveva informato il governo (Arch. di Stato di Torino, Corte, Materie per l’Estero, Austria e Allemagna, mazzo 4 add.: Scritto del M. con un «ristretto istorico», 1776). Forse su suggerimento della corte prussiana, in quel periodo venne presa in considerazione l’eventualità di rivendicare ai Savoia l’elettorato eventualmente lasciato vacante dall’estinzione della linea elettorale bavarese. Tale rivendicazione, e la conseguente creazione di legami saldi con alcuni principi del corpo germanico, sembrò un modo, tra i molti tentati, per uscire dall’impasse dell’alleanza franco-austriaca, che in quegli anni aveva ristretto i margini di azione della diplomazia sabauda. Tali pratiche si arenarono quasi immediatamente, però, soprattutto per l’opposizione francese e per quella degli altri principi elettori.

Nel marzo 1778 il M. raggiunse l’Aja come rappresentante del sovrano sabaudo presso le Province Unite: un impegno che lo allontanò almeno parzialmente dai suoi interessi storici e giuridici.

Nel giugno 1789 il M. ritornò a Torino, accettando la proposta di affiancare il direttore degli archivi di corte Carlo Melina in qualità di vice, in funzione di una eventuale sostituzione; la nomina a sovrintendente in seconda dei Regi Archivi, col titolo e grado di Presidente, risale al 9 febbr. 1790. In quella stessa data fu insignito della croce mauriziana.

morì a Torino il 18 agosto 1790.