I Sindaci di Trino

Di seguito viene mostrato l'elenco dei sindaci, podestà e commissari succeduti nel comune di Trino a partire dal 1859. la sezione sarà in continuo aggiornamento con i dati che riusciremo a reperire anche grazie al vostro aiuto.

 

I sindaci di Trino

Fracassi Marcello

Sindaco di nomina Regia dal 1859 In consiglio comunale si evidenzia la presenza di Camillo Benso Conte di Cavour.
1859
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Dellavalle Baldassarre

sindaco di nomina Regia dal 1863
1863-1865
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Gola Carlo

Il primo regio Commissario («Delegato») straordinario in Trino fu l’avv. Carlo Gola, che si insediò il 29 luglio 1863 in un momento particolarmente critico della vita amministrativa locale. Dal 1848, principio della nuova riforma costituzionale, la città era divisa politicamente in due gruppi: liberali e clericali. Questi ultimi erano quasi sempre prevalenti, favoriti dall’influenza che aveva in città la cospicua presenza di sacerdoti e di religiosi. Però nel 1862 il partito liberale ebbe la maggioranza, ed allora si affrontò il problema dello sfratto dal loro convento dei Padri Domenicani per disporre di locali idonei ad ospitare le scuole cittadine. Questo progetto fu dibattuto aspramente, in quanto vi si opponevano i clericali capeggiati dall’avvocato Marcello Fracassi, che disertavano sistematicamente le sedute consiliari e impugnavano per iscritto tutte le deliberazioni, approfittando perfino della riduzione degli amministratori liberali per decessi e trasferimenti di residenza. Le controversie personali facevano poi il resto, creando una permanente crisi destinata a durare fino alla sostituzione dei membri tra loro discordi. Per questo si ebbe il decreto reale di scioglimento del Consiglio Comunale e di nomina dell’avvocato Carlo Gola, il quale si attenne esclusivamente ad assumere decisioni nella ristretta cerchia delle attribuzioni della Giunta Municipale (da rimarcare il temporaneo «scioglimento della scuola di musica per insubordinazione ed indisciplina degli allievi»). L’incarico al Commissario straordinario ebbe termine con le elezioni del 25 ottobre 1863, ed alla scadenza l’avv. Gola lasciò il Comune con parole che raccomandavano alla nuova amministrazione di operare con moderazione e consapevolezza di dover agire per il bene pubblico generale. (Tratto da “I commissari straordinari al Comune di Trino 1863-1943” di Franco Crosio e Bruno Ferrarotti)
1863
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Montagnini Carlo

Il conte Carlo montagnini venne nominato nel 1864 e si dimise nel settembre del 1866
1864-1866
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Dellavalle Baldassarre

1870-1871
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Lucca Felice

Architetto
1866-1870
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Montagnini Carlo

Conte
1871-1875
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Dellavalle Baldassarre

Deceduto nel 1876
1875-1876
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Viale Carlo

Avvocato
1877-1880
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Vercellotti Giovanni

Avvocato
1881-1886
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Viale Carlo

Avvocato
1886-1888
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Vercellotti Giovanni

Avvocato. Nel 1889 ci furono le elezioni di tutti e 30 consiglieri in base alla nuova legge. Il Consiglio Comunale per la prima volta elegge il Sindaco, non più di nomina regia
1888-1898
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Albasio Vittorio

Tenente dell'esercito A causa della vittoria socialista alle elezioni politiche l'intera giunta si dimette. Subentra come commissario Luigi Malinverni in attesa delle nuove elezioni comunali
1898-1919
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Malinverni luigi

Bisogna risalire alla seconda decade del secolo scorso per rilevare un nuovo ricorso alla gestione commissariale. Essa è da mettere in relazione con la vittoria socialista nelle elezioni politiche nazionali del 16 novembre 1919, che mise in crisi la già insoddisfacente attività amministrativa di una maggioranza consiliare peraltro non rispondente agli esiti delle urne. Il regio Commissario si insediò il 20 dicembre 1919 e rimase a dirigere il Comune fino al 18 novembre 1920. Al momento di consegnare la Città alla nuova Amministrazione social-comunista scaturita dalle elezioni del 7 novembre 1920 (nell’occasione fu eletto il primo Sindaco socialista: Giuseppe Bausardo), il commissario avv. Luigi Malinverni tenne una relazione ampia ed intelligente fondata su principi democratici quali il rispetto delle istituzioni, la natura transitoria dell’incarico, l’attenzione a non vincolare con i suoi atti le susseguenti amministrazioni. «L’ossequio che io sinceramente professo, e che ritengo doveroso, verso le legittime rappresentanze elette dal popolo - disse il Commissario Malinverni al termine del suo mandato - faceva sì che io considerassi i miei poteri anche più ristretti di quanto la legge non mi imponesse, e che fossi riluttante a deliberazioni non strettamente necessarie, e che in qualche modo potessero pregiudicare e vincolare gli atti di quella qualunque amministrazione che avesse dovuto assumere, dopo di me, la direzione della Cosa Comunale […]. Non sono stato indotto a nessuna deliberazione da spirito partigiano mai, non ho anteposto interessi particolari a quelli della collettività mai, ho sempre e rigidamente inspirato ogni mia azione alla doverosa tutela di quelli che ho coscientemente ritenuti vostri diritti e vostri interessi, e specialmente dei più umili di Voi o Trinesi […]. A qualunque partito, a qualunque tendenza noi apparteniamo, potremo avere bene meritato dal nostro popolo solo se avremo coltivato in lui, che lo possiede, l’amore al lavoro, ed il culto per la giustizia, senza la quale la sua stessa forza imponente non è che brutale ed umiliante violenza. Questo elevamento più che ogni altro bene, domanda e vuole con tutta la sua forza la nostra popolazione, che si sente (Tratto da “I commissari straordinari al Comune di Trino 1863-1943” di Franco Crosio e Bruno Ferrarotti)
1919-1920
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Bausardo Giuseppe

Primo socialista a diventare Sindaco di Trino. Dimessosi con l'intera giunta nel 1922 a causa delle violenze fasciste.
1920-1922
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Dabizzi Ugo

Commissario straordinario in sostituzione del dimissonario Giuseppe Bausardo
07/08/1922 - 20/10/1922
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Spelta Carlo

Allorché i risultati delle elezioni politiche generali del 15 maggio 1921 si tradussero in esiti comunali simili al responso amministrativo dell’anno precedente, la violenza squadrista iniziò a marcare pesantemente la vita politica locale così come accadeva per quella nazionale; il Comune di Trino non resse alla crisi delle istituzioni rappresentative ed allora, a seguito delle dimissioni di Sindaco e Giunta avvenute il 30 luglio 1922, si presentò la necessità di un nuovo Commissario Prefettizio: fu nominato il ragionier Ugo Dabizzi, che governò l’amministrazione provvisoria per pochi mesi, dal 7 agosto al 20 ottobre 1922. Gli subentrò, sempre come Commissario, il cav. Carlo Spelta, tenente colonnello, tra il 28 ottobre 1922 e l’8 marzo 1923. Ma non erano più i tempi delle relazioni finali improntate sulla saggezza e sulla tolleranza. Come lo stesso Commissario Spelta affermò nel suo discorso finale, assunse la carica «nel giorno stesso nel quale in Roma immortale si compiva uno dei più grandi eventi della storia d’Italia: la fine del bolscevismo, del disordine, delle camorre e di ogni demagogia. Il felice avvento del Fascismo al Governo d’Italia, per la tradizionale magnanimità della stirpe dei Savoia, per la chiaroveggenza del Re Soldato, nipote non degenere del Re Galantuomo, del nostro amato Sovrano Vittorio Emanuele III, colla leale adesione dei Fascisti e Nazionalisti di tutta Italia, auspice la persona illuminata di S. E. Benito Mussolini, ha segnato il punto di partenza di una vita nuova non solo nei Ministeri e negli alti poteri dello Stato ma anche nelle singole Comunità». Così il bilancio di cinque mesi di gestione speciale del Comune sono celebrati attraverso la «rievocazione della situazione Nazionale di due anni fa ed un felice confronto con la situazione presente, voluta dal nostro fortissimo Capo del Governo, S. E. Benito Mussolini, al quale tutto il Consiglio in piedi acclama». Nella stessa seduta di commiato del Commissario Spelta è nominato il Sindaco nella persona di Vittorio Albasio. (Tratto da “I commissari straordinari al Comune di Trino 1863-1943” di Franco Crosio e Bruno Ferrarotti)
28-10-1922 al 08-09-1923
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Albasio Vittorio

si dimette nell'Ottobre del 1926 per contrasti interni
1923-1926
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Gabasio Camillo

Anche nei primi anni del Fascismo si trova un nuovo ricorso al Commissariamento. Questo si verificò con la caduta dell’Amministrazione retta dal sindaco Vittorio Albasio, che presentò le sue dimissioni il 1° ottobre 1926, a circa tre anni e mezzo dal suo insediamento5. Alle dimissioni del Sindaco tennero dietro quelle dell’intera Giunta. Con questo si apriva in Trino l’applicazione della legge istitutiva del Podestà. Nelle more per tale nomina si insediò il 10 ottobre 1926 il Commissario Prefettizio nella persona dell’avvocato Camillo Gabasio. Egli sarà ricevuto da tutta l’ufficialità cittadina, dal Direttorio fascista, dai Balilla e dalle Piccole Italiane, dalla Banda musicale, dai Veterani e Reduci delle patrie battaglie, dal segretario Capo del Comune, dai Combattenti, dai circoli cattolici locali, dal gagliardetto della Unione Sportiva Trinese, dai genitori di Benedetto Martinotti, dal grande invalido della Prima Guerra Mondiale Eugenio Ronco. Il discorso del Commissario Gabasio, premessa la notazione che la sua reggenza sarebbe stata breve, proseguì osservando che «quando gli fu proposta la reggenza di Trino era esitante ad accettare, ma allorché il signor Sottoprefetto sottolineò che ciò era necessario per il bene di Trino, non tentennò più; i suoi superiori hanno comandato ed egli ha obbedito senza più discutere perché così gli imponeva la sua incorruttibile fede fascista». Anche la sua presentazione da parte del nuovo segretario federale della provincia di Vercelli, Fulvio Tomassucci, è un esplicito trattato di etica fascista e dice «non voglio sentire grida di abbasso… ma solo di evviva… non si ritorna al passato; quello che fu ormai non ci interessa più, si deve guardare solo avanti noi… II Comune fino ad ora è stato retto con pensiero ventisettista dell’ultimo impiegato statale, sinora sono state fatte delle cifre e null’altro e questo non è fascismo». La giornata fu gloriosamente e coraggiosamente chiusa «a notte inoltrata» con un banchetto offerto dal locale Direttorio fascista. La gestione commissariale di Gabasio avrà termine il 21 aprile 1927, giorno del suo insediamento quale primo Podestà di Trino. Sarà tale fino all’8 marzo 1934, quando per effetto del divieto di cumulo delle cariche si dimise su invito del Segretario Federale. Nello stesso 1934 non gli fu più confermato il mandato parlamentare. Morirà nel marzo 1935. (Tratto da “I commissari straordinari al Comune di Trino 1863-1943” di Franco Crosio e Bruno Ferrarotti)
dal 28.10.1922 al 08.03.1923
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Gabasio Camillo

Primo podestà in carica nel comune di Trino
dal 21.04.1927 al 08.03.1934
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Prestinari Marcello

Si ebbe la nomina di un nuovo Commissario Prefettizio nella persona dell’avv. Marcello Prestinari di Vercelli (8 marzo 1934), dopo che si era scartata l’ipotesi di far cadere la scelta a favore di un personaggio locale. Però già nell’ottobre del 1934 il Prefetto di Vercelli espone al Ministero che il Prestinari non dava prova di avere le qualità necessarie per reggere un Comune importante come Trino. In realtà la situazione politica non era chiara: vi erano gruppi in contrasto, dissensi tra fascisti, beghe personali, indisciplina negli uffici comunali retti da personale superfluo ed inetto, finanze dissestate. (Tratto da “I commissari straordinari al Comune di Trino 1863-1943” di Franco Crosio e Bruno Ferrarotti)
dal 08.03.1934 al 26.01.1935
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Severini Ugo

Si giunse al decreto 26 gennaio 1935 con il quale il dott. Ugo Severini fu chiamato a sostituire il Prestinari. Nel maggio dello stesso anno il Commissario Severini nomina due «Fiduciari del Comune» considerata «l’opportunità di avere alcuni cittadini trinesi a proprii collaboratori nell’amministrazione del Comune». Saranno Aldo Rulla (con la delega per leva e lavori pubblici) e Mario Vercellotti (con la delega per polizia e nettezza urbana nonché servizi scolastici). L’esperienza del Severini si chiuse nel settembre 1935 con la nomina a podestà di Trino di Mario Vercellotti. (Tratto da “I commissari straordinari al Comune di Trino 1863-1943” di Franco Crosio e Bruno Ferrarotti
dal 26.01.1935 al settembre 1935
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Vercellotti Mario

Podestà
dal Settembre 1935 al Luglio 1943
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Silvestri Emilio

Il 25 luglio 1943 fu esiziale per il podestà di Trino cav. Mario Vercellotti (data della sua ultima deliberazione il 16 luglio). La paura e la perplessità generate dall’importante avvenimento relativo alla caduta ed all’arresto del Duce sono sottolineate da ripetuti viaggi che il Vercellotti compie con un’automobile a nolo nei giorni 26, 27, 28, 29 luglio: una sorta di abbandono dell’ufficio che gli costerà il posto. Infatti il Prefetto Mùrino non tarda a sospenderlo a tempo indeterminato dalla carica, motivando il provvedimento (datato 27 luglio 1943) con il fatto che il Vercellotti si era «reso responsabile di grave inadempienza dei doveri d’ufficio in un particolare momento che richiedeva nell’interesse della pubblica amministrazione l’assidua presenza e l’opera fattiva del Capo del Comune». Vercellotti sarà sostituito dal Vice Segretario di Prefettura dottor Emilio Silvestri, che durerà in carica fino al 10 dicembre 1943. Questo Commissario operò in un vissuto particolarmente critico ed inizialmente, per mantenere l’ordine pubblico, dispose dal 29 luglio di 70 uomini in più in appoggio ai 53 già presenti in loco, al comando di 5 ufficiali e di un sottotenente; 4 militari, muniti di biciclette, sono specificatamente assegnati alle minute esigenze dell’ordine pubblico. Dovette affrontare in Trino il 19 agosto, alle ore 10:00 circa, il primo sciopero di fine «Ventennio»: 37 operai della fabbrica Cementi Buzzi ed altri 20 del cementificio Piazza abbandonarono il lavoro, tornando a casa. Intervennero i Reali Carabinieri al comando di un funzionario della Questura. Si procedette all’arresto dei tre operai maggiormente indiziati ed alla loro denuncia al Tribunale di Guerra di Torino. La truppa fu adeguatamente ancora rinforzata per evitare disordini, ed il 20 agosto nei due stabilimenti fu ripreso il lavoro senza ulteriore turbamento dell’ordine pubblico. Il disorientamento generale assunse una particolare caratterizzazione l’8 settembre con la notizia dell’Armistizio e l’enigmatico «la guerra continua» del proclama di Badoglio. C’era il coprifuoco ed il panico era continuo. La notizia dell’invasione tedesca determinò il giorno seguente la diserzione in massa delle truppe acquartierate nel convento domenicano di Trino e l’abbandono precipitoso di armi e bagagli. Stesso comportamento ebbe il battaglione del Genio Pontieri che dal 26 luglio all’8 settembre era ospitato nel palazzo Littorio annesso al campo sportivo. Ma non bastava. Il 12 settembre 1943 si propaga la notizia della liberazione del Duce che desta anche in loco «un’impressione enorme»; si ricostituisce il partito fascista e la locale sezione viene intitolata a Benedetto Martinotti. Per questo si temono incidenti tra fascisti e antifascisti e si vede con timore la trentina di tedeschi, accasermati alla Cementi Victoria a guardia del deposito di fusti di olio minerale, passeggiare per le vie e sotto i portici, dimostrandosi cortesi. Il Commissario Prefettizio non può che essere spettatore di eventi così devastanti e difficili da interpretare nel momento in cui avvengono. (Tratto da “I commissari straordinari al Comune di Trino 1863-1943” di Franco Crosio e Bruno Ferrarotti)
dal Luglio 1943 al 10.12.1943
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Tricerri Pietro

nominato Commissario Prefettizio con decreto del Prefetto in data 9 dicembre 1943, n. 2242: egli prestò giuramento solenne avanti il Capo della Provincia Michele Morsero in un’apposita manifestazione tenutasi poi il 24 marzo 1944 presso il teatro civico di Vercelli. La formula pronunciata fu la seguente: «Giuro di servire lealmente la Repubblica Sociale Italiana nelle sue istituzioni e nelle sue leggi e di esercitare le sue funzioni per il bene e la grandezza della Patria». Pietro Tricerri fu Andrea era nato il 17 febbraio 1895 in Trino ove risiedeva, aveva conseguito la licenza tecnica, professionalmente era qualificato come industriale risiero. Aveva partecipato alla 1ª Guerra Mondiale con il grado di caporal maggiore ed era stato insignito della croce di guerra. E’ da notare che per la carica a cui era stato chiamato non percepiva indennità di missione. Il Tricerri subentrò al dottor Silvestri, che formalmente era scaduto il 10 dicembre 1943, allorché il Capo della Provincia Morsero ritenne «opportuno di nominare a capo dell’Amministrazione persona residente in luogo». Nel ringraziare per la fiducia accordatagli, Pietro Tricerri assicurò a Morsero tutta la sua «fascistica dedizione ed attività per il miglior assolvimento dei compiti» che gli erano stati attribuiti. Uno dei suoi atti iniziali fu il cambiamento di parte della toponomastica cittadina in modo da depurarla dalle intitolazioni compromettenti riferite alla Casa Reale dei Savoia in virtù del ruolo giocato dalla stessa nella caduta del Duce e nella proclamazione dell’Armistizio: così corso Vittorio Emanuele II divenne corso Italia; via Principe di Piemonte cambiò in via Torino; via Umberto I, via Regina Elena, piazza Principe Amedeo mutarono rispettivamente in via Duca D’Aosta, via Cesare Battisti, piazza Indipendenza. La scuola elementare, dedicata alla Principessa di Piemonte, il 28 dicembre assunse il titolo assai impegnativo di Ettore Muti. Gli competé inoltre il compito gravoso di riparare il palazzo Littorio, gravemente danneggiato dai disordini scoppiati la sera del 26 luglio 1943, al ritorno degli operai da Torino. Questa di Pietro Tricerri è soprattutto l’epoca dei micidiali bombardamenti alleati, degli spezzonamenti e mitragliamenti: sono segnalate 29 di queste brutali azioni a danno della popolazione civile. Fra tutte è da ricordare l’incursione della notte del 5 settembre 1944, che colpì il convento delle suore domenicane di via Gennaro 38 causando quattro vittime, tutte monache sfollate a Trino dal monastero di Genova. Inoltre il Commissario Prefettizio dovette occuparsi del grave problema degli sfollati da Torino e da altre città, circa 2.000, fenomeno che determinava infiniti problemi soprattutto per le abitazioni e per il razionamento alimentare. Pietro Tricerri cercò di impegnarsi anche sul piano dello spirito pubblico promuovendo, tra il 5 agosto e la metà di settembre 1944, nel cortile della Partecipanza, spettacoli operistici (Il Barbiere di Siviglia, La Cavalleria Rusticana, I Pagliacci, Rigoletto, Tosca) con apparati di una certa magnificenza e con la partecipazione di cantanti rinomati tra i quali Giovanni Malipiero e Lina Berti. Le manifestazioni ebbero però scarsa partecipazione di pubblico e pesarono negativamente sul Bilancio municipale. Gravarono moltissimo sul Commissario infine, gli scontri tra le opposte fazioni (partigiani - fascisti della GNR, Brigata Nera, legione autonoma Muti - forze armate germaniche) e le loro conseguenze. Egli si preoccupò dell’incolumità della popolazione civile ed almeno in un caso arrivò a prostrarsi avanti il Capo della Provincia per implorare la sospensione di rappresaglie generalizzate. Con l’avvicinarsi della Liberazione Pietro Tricerri collabora sempre più strettamente con l’attività benefica della Parrocchia, che si esprime soprattutto attraverso il Segretariato della Carità del Parroco di cui è espressione la somministrazione della minestra ai poveri (circa 200 pasti), iniziativa inaugurata col Natale del Povero proprio alla presenza del Commissario. Ciò nonostante il Tricerri, suo malgrado, non poté sottrarsi alle ultime crude responsabilità connesse alla sua carica: in tale veste il 7 aprile 1945, su ordine del Capo della Provincia (che minacciava gravi ritorsioni sull’intera popolazione), chiamerà a rispondere del violento attacco alla caserma della Brigata Nera, avvenuto nella notte tra il 26 e 27 marzo 1945, il parroco, i quattro medici, i tre farmacisti, le tre levatrici, il veterinario, il segretario comunale. Tuttavia il suo comportamento politico è nel complesso positivo, e l’attenzione alla gestione amministrativa misurata, puntuale e corretta, trovano rispondenza nelle sue ultime deliberazioni che avvengono in concomitanza del 24 e 25 aprile, giorni di forte tensione in cui il Commissario Prefettizio è presente in Comune. Tutto ciò non gli valse la grazia della vita: prelevato in casa dai partigiani fu condotto alla prigione di piazza Garibaldi dove con altri otto che avevano aderito alla RSI pare abbia subito un processo sommario, favorevole alla sua assoluzione. Ciò nonostante all’imbrunire del 9 maggio fu prelevato dal carcere (con gli altri detenuti) da sedicenti «appartenenti alla Polizia di Novara», fucilato sulle sponde del canale Cavour a Livorno Ferraris ed il suo corpo fu buttato in acqua. Il cadavere non fu mai ritrovato. (Tratto da “I commissari straordinari al Comune di Trino 1863-1943” di Franco Crosio e Bruno Ferrarotti)
dal 09.12.1943 al 24.04.1945
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Tricerri Luigi

Nominato dal C.N.L.
dal24.04.1945 al 1946
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Tricerri Luigi

Primo Sindaco eletto successivamente alla fine del II conflitto mondiale
1946-1948
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Mandosino Eusebio

1948-1951
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Tavano Ignazio

1951-1956
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Massini Pierino

1956-1961
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Ronco Sergio

Sostiuisce il sindaco Pierino Massini
1961-1961
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Lavazza Mario

1961-1965
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Pezzana Luigi

1965-1969
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Isacco Carlo

Settembre 1969 - Ottobre 1970
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Pilato Paolo

1970-1975
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Bianchi Mario

1975-1981
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Demaria Adriano

1981-1986
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Tricerri Giovanni

1986-1998
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Serra Alessandro

1998-2002
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Ravasenga Giovanni

2002-2009
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Bianchetto Patrizia

sostituisce il sindaco Giovanni Ravasenga sfiduciato.
Commissario Straordinario
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Felisati Marco

2009-2012
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Attianese Raffaella

Sostituisce il sindaco Felisati sfiduciato.
Commissario Straordinario
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